1° ottobre

Due immagini e una citazione in questo inizio anno
che è un po’ per tutti come il primo giorno di scuola.

La citazione è da una lettera che Eleonora Duse scrisse a Silvio d’Amico
rispetto alla possibilità di un teatro dei giovani  che mai si concretizzò:

“Ogni punto di arrivo è unicamente un punto di partenza.
Se lo ricordi. E noi ci ritroveremo qui.
Nell’ora più propizia al lavoro”.

Le immagini sono ancora dall’aneddotica teatrale.
Una la recupero scartabellando tra libri ed appunti. L’altra la racconto così come la ricordo: quindi partiamo dalla seconda.

Si racconta dell’attore Luigi Almirante – interprete del Padre nella celebre messinscena del 1921 dei Sei personaggi al Teatro Valle , e ancora prima attore brillante , uno degli ultimi in un teatro in cui le compagnie per parti e per ruoli e il magistero  della Famiglia d’Arte andavano sparendo –  che un giorno sul piroscafo che lo avrebbe portato in tournée a Rio de Janeiro, si smemorò a osservare il volo dei gabbiani.  “Vedi – disse al collega Barnabò – è che io, io saprei come far muovere le ali, è che ancora non ho trovato il modo di attaccarle”.
(in Orio Vergani, “Misure del tempo – Diario” – e Ferdinando Taviani, “Sei personaggi, sequenza ottava”)

Poi, il ricordo di una prima al Teatro d’arte di Mosca :
“…Arrivò la Duse preceduta da un’enorme fama, quindi alla prima c’erano tutti. Del teatro russo non mancava nessuno. S’aprì il sipario e tutta la scenografia si mosse e ondeggiò per la corrente d’aria. Ci fu un brusio perchè ormai da anni in Russia utilizzavano le scene costruite e i fondali dipinti erano solo un ricordo del teatro dei guitti. Stanislavskij mormorò: E ora come farà?. Perchè l’attesa, il fascino si era smontato tutto. Invece la Duse entrò e cominciò a recitare. E ci dimenticammo della scena che ballava, del fatto che l’armadio era dipinto…Ci dimenticammo di tutto. Restammo senza respiro.” (in Camilleri, “L’ombrello di Noè”).

Se nel valore della pratica si costruisce la nostra presenza,
vorrei che queste immagini ci accompagnassero.
Custodissero l’umiltà dei neri, dei corpi di là dal trucco,
della fatica mai esibita,
dell’eccezione che si fa eccellenza.

Sottotraccia portano il senso di quanto andiamo facendo.
vorrei che fosse un senso comune.
Una partitura su cui costruire il nostro inizio.
Un immaginario comune e presente.
Nel dialogo con i maestri,
dimensione verticale,
senso nascosto e taciuto
e presente.

Buon anno ragazzi.

Alessia

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