23.09.14

23.09.2013 – 10 ° giorno di prove de “I giganti della montagna” di Luigi Pirandello

Comincia a delinearsi e a precisarsi meglio il nostro percorso sui Giganti.

Dalla suggestione iniziale,
– C’è un olivo saraceno, grande, in mezzo alla scena: con cui ho risolto tutto –
così nelle parole del figlio Stefano il terzo atto mai scritto dei Giganti della Montagna,
un incipit, una chiave, e una sorta di sinossi che Luigi Pirandello
delineò per azioni e movimenti al figlio appena un giorno prima della morte,
a tutte le riflessioni che da questa frase – evocativa, l’ulivo saraceno, con i suoi rami intrecciati che contattano la terra ostinandosi a crescere in forme casuali e che sempre alla terra sembrano voler tornare – sono scaturite dalle nostre chiacchiere in/fra/su/attorno al testo e a Pirandello.

Tra i “compiti per l’estate” c’era la Biografia del figlio cambiato. (di Andrea Camilleri. Biografia di Pirandello).
Muoversi su un immaginario comune,  con i ragazzi, ha il valore di creare un contenitore in cui il riverbero delle suggestioni possa agganciarsi da qualche parte.

Pomeriggio.
Riprendo in mano ancora Camilleri – l’Ombrello di Noè – e apro a caso cercando nuovamente i passaggi in cui l’autore racconta – e così meravigliosamente – Pirandello.

L’attenzione si ferma su un passaggio in cui Camilleri racconta di Sharoff, regista e soprattutto pedagogo, che in Italia -dalla Russia – portò i Russi .. e quindi il metodo, ma soprattutto  – come la Pavlova, del resto, e Dancenko, e quanti in quegli anni – e siamo tra il ’30 e il ’40 a grandi linee – Silvio d’Amico riuscì a far conoscere al teatro italiano, o a portare nella neonata Accademia – la suggestione dei Russi. Che in quegli anni era come dire Stanislavslavskij.

(La Pavlova in Italia c’era già dagli anni ’20 – sbarcata in Sicilia perchè attratta come disse dal profumo delle zagare – e già da allora quella recitazione straniata e straniante
sarebbe stata la cifra della sua presenza:
saliva in piedi sui mobili, recitava addirittura di spalle,
vanificando qualsiasi retorica rispetto al mestiere dell’attore, e dell’attore italiano in particolare, l’uomo che non fa ombra, a significare un’illuminazione di ribalta, sempre e comunque a favore di pubblico; d’Amico l’avrebbe soltanto portata ad insegnare in Accademia, alla cattedra di regia del primo triennio della scuola, e con risultati non troppo brillanti, perchè la Pavlova proprio non sarebbe riuscita a sottomettersi al suono della campanella, come per dire a regolare il suo lavoro all’interno delle convenzioni  che una scuola imponeva. Anche se di là dall’aneddotica dietro quel suo allontanarsi dall’Accademia, c’era e con ogni probabilità dell’altro.

Ma ecco che mi sono persa ..)

E quindi torniamo alla divagazione di partenza.. Il racconto di Camilleri:

Camilleri scrive – a proposito di Sharoff :

(cit.) “Era molto generoso e aveva una capacità incredibile di costruire i personaggi, anche se era raro che imponesse il suo modo di dire le battute agli attori. Lui prima interpretava tutti i personaggi e poi diceva Ammesse modificazioni. Perchè lei è lei ed io io. Io faccio vedere linea, disegno, lei fa“.

Stavo cercando Pirandello e mi sono persa dietro Sharoff…

Torno ai Giganti..

Ci sono talmente tanti piani di lettura che non si fa in tempo a seguirne uno che già e in nuce ne compare un altro.
Sarà la suggestione di quella frase sull’ulivo..

C’è la biografia di Pirandello,
le donne, le superstizioni dei capelli accatricciati,
l’infanzia – volendo romanzata ed aneddotica del figlio cangiato. 
C’è tanta storia del teatro.

Di quel teatro. Le compagnie di giro, e la mestizia. La dignità dei panni lisi sotto i paltò coi grandi colli di pelliccia
– sono reali? sono immaginari? li ho mutuati da chissà quale foto d’epoca? li ho tradotti da chissà quale immaginario dei Personaggi che entravano sulla scena come dal nulla ( ma io il Padre – avrebbe raccontato l’attore Luigi Almirante a proposito della sua interpretazione ne I Sei Personaggi – lo feci così, con una giacchetta striminzita e lisa, poi venne la regia, e ci misero dentro un significato che non c’era) –

C’è un senso amaro. E c’è Pirandello.
Ci sono le domande ancora aperte.
(Chi sono e cosa rappresentano i Giganti?, il regime, la civiltà, la poesia e tutta la retorica di un sentire che con questa non riesce a scendere a patti? )

C’è un terzo atto mai scritto,
un’opera che accompagna Pirandello negli ultimi anni, e la linea sottile delle visioni, della follia,
delle presenze che si materializzavano nella mente e assumevano forme di figure non più umane.
C’è la solitudine. Il carretto dilaniato (ancora da Camilleri, una leggenda per gli attori), e Pirandello alla prima dei Sei personaggi al Valle.

E poi ci sono i ragazzi.
che studiano, si dedicano e si appassionano con me.

Un critico teatrale mi ha detto abbastanza recentemente : i trucchi del prestigiatore lei non è necessario che li sveli agli attori, che li dica tutti. 

Intanto su un altro fronte ci prepariamo a questo gioco sulla Dodicesima. Una prova attoriale del nostro altro “intergruppo” estivo.

In bilico sulle forze, e sul tempo, al solito.
Però con amore. Come sempre.
E con il lavoro silenzioso e paziente di Angela (Di Tuccio) che scrive, trascrive, legge gli assenti..

Alessia

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