“Argonautiche” al Teatro dell’Orologio

Si è chiusa con grande soddisfazione – mia personale, dell’impagabile Angela Di Tuccio – e di quanti hanno partecipato al progetto, la messa in scena di “Argonautiche”  che ci ha visti impegnati al Teatro dell’Orologio dal 17 al 21 giugno.

Cinque giorni di studio in cui abbiamo scelto attraverso altrettante messe in scena di raccontare una parte del mito degli Argonauti (il viaggio sino all’arrivo in Colchide, l’incontro con Medea e quindi il destino che toccò ad Orfeo e Giasone che come molti altri degli eroi che presero parte all’impresa si rivelò drammatico dopo il ritorno).

Un progetto a cui abbiamo iniziato a lavorare dopo gli spettacoli di metà anno, ed ha coinvolto l’Associazione per la prima volta impegnata in un disegno comune in cui contestualmente – attraverso le tre sale del Teatro dell’Orologio – gli interpreti hanno agito alternando monologhi e testo vero e proprio (due allestimenti di “Medea”, da Euripide e Seneca, “Orfeo” – studio sul mito da Virgilio, Apollonio Rodio e Ovidio – e ancora due allestimenti dalle “Argonautiche” di Apollonio Rodio)

un impegno, una soddisfazione, e il lavoro davvero armonico di tutti.

Grazie di cuore.

All’organizzazione del Teatro dell’Orologio, che ci ha permesso di guidare il pubblico attraverso le sale,
ad Alessandro Pezza, per il disegno luci, la professionalità, e la cortesia e la pazienza con cui ha seguito il lavoro, consigliando, suggerendo e sacrificando pause,
ad Omar e Giuseppe
E a Zeila.

A “Fagiolina”,
ed a Martina e Chicchi,
giovanissime e non più debuttanti
bimbe di una delle fondatrici Metis,

Grazie al pubblico
e ai ragazzi.

e a quanti fra di loro
hanno lavorato prima e dopo gli spettacoli,
a quanti
hanno contribuito a
mettere a disposizione
computer, manovalanza e risorse,
a realizzare attrezzeria,
a quanti hanno suggerito soluzioni e amici,
“pittato” ciotole
e ruote,
portato tronchi d’albero, reti e pezzi di legna
cioccolate, caffè e birrette in consolle.
E talvolta una parola di meno.

Grazie ad Angela
Tatola
e a Felicita.

E a chi ha contribuito a comporre
una tessitura armonica di suoni
– anche e soprattutto in senso metaforico –
e a quanti dentro e fuori Metis
supportano il lavoro.
Spesso silenziosamente,
con piccoli gesti.

Alessia

 

 

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