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I Giganti, immagini

Arco di Malborghetto.
” I giganti della montagna”, di Luigi Pirandello
Prod. MetisTeatro 2014

Foto di Fabio Pentassuglia, Eleonora Citracca

 

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1° ottobre

Due immagini e una citazione in questo inizio anno
che è un po’ per tutti come il primo giorno di scuola.

La citazione è da una lettera che Eleonora Duse scrisse a Silvio d’Amico
rispetto alla possibilità di un teatro dei giovani  che mai si concretizzò:

“Ogni punto di arrivo è unicamente un punto di partenza.
Se lo ricordi. E noi ci ritroveremo qui.
Nell’ora più propizia al lavoro”.

Le immagini sono ancora dall’aneddotica teatrale.
Una la recupero scartabellando tra libri ed appunti. L’altra la racconto così come la ricordo: quindi partiamo dalla seconda.

Si racconta dell’attore Luigi Almirante – interprete del Padre nella celebre messinscena del 1921 dei Sei personaggi al Teatro Valle , e ancora prima attore brillante , uno degli ultimi in un teatro in cui le compagnie per parti e per ruoli e il magistero  della Famiglia d’Arte andavano sparendo –  che un giorno sul piroscafo che lo avrebbe portato in tournée a Rio de Janeiro, si smemorò a osservare il volo dei gabbiani.  “Vedi – disse al collega Barnabò – è che io, io saprei come far muovere le ali, è che ancora non ho trovato il modo di attaccarle”.
(in Orio Vergani, “Misure del tempo – Diario” – e Ferdinando Taviani, “Sei personaggi, sequenza ottava”)

Poi, il ricordo di una prima al Teatro d’arte di Mosca :
“…Arrivò la Duse preceduta da un’enorme fama, quindi alla prima c’erano tutti. Del teatro russo non mancava nessuno. S’aprì il sipario e tutta la scenografia si mosse e ondeggiò per la corrente d’aria. Ci fu un brusio perchè ormai da anni in Russia utilizzavano le scene costruite e i fondali dipinti erano solo un ricordo del teatro dei guitti. Stanislavskij mormorò: E ora come farà?. Perchè l’attesa, il fascino si era smontato tutto. Invece la Duse entrò e cominciò a recitare. E ci dimenticammo della scena che ballava, del fatto che l’armadio era dipinto…Ci dimenticammo di tutto. Restammo senza respiro.” (in Camilleri, “L’ombrello di Noè”).

Se nel valore della pratica si costruisce la nostra presenza,
vorrei che queste immagini ci accompagnassero.
Custodissero l’umiltà dei neri, dei corpi di là dal trucco,
della fatica mai esibita,
dell’eccezione che si fa eccellenza.

Sottotraccia portano il senso di quanto andiamo facendo.
vorrei che fosse un senso comune.
Una partitura su cui costruire il nostro inizio.
Un immaginario comune e presente.
Nel dialogo con i maestri,
dimensione verticale,
senso nascosto e taciuto
e presente.

Buon anno ragazzi.

Alessia

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23.09.14

23.09.2013 – 10 ° giorno di prove de “I giganti della montagna” di Luigi Pirandello

Comincia a delinearsi e a precisarsi meglio il nostro percorso sui Giganti.

Dalla suggestione iniziale,
- C’è un olivo saraceno, grande, in mezzo alla scena: con cui ho risolto tutto -
così nelle parole del figlio Stefano il terzo atto mai scritto dei Giganti della Montagna,
un incipit, una chiave, e una sorta di sinossi che Luigi Pirandello
delineò per azioni e movimenti al figlio appena un giorno prima della morte,
a tutte le riflessioni che da questa frase – evocativa, l’ulivo saraceno, con i suoi rami intrecciati che contattano la terra ostinandosi a crescere in forme casuali e che sempre alla terra sembrano voler tornare – sono scaturite dalle nostre chiacchiere in/fra/su/attorno al testo e a Pirandello.

Tra i “compiti per l’estate” c’era la Biografia del figlio cambiato. (di Andrea Camilleri. Biografia di Pirandello).
Muoversi su un immaginario comune,  con i ragazzi, ha il valore di creare un contenitore in cui il riverbero delle suggestioni possa agganciarsi da qualche parte.

Pomeriggio.
Riprendo in mano ancora Camilleri – l’Ombrello di Noè – e apro a caso cercando nuovamente i passaggi in cui l’autore racconta – e così meravigliosamente – Pirandello.

L’attenzione si ferma su un passaggio in cui Camilleri racconta di Sharoff, regista e soprattutto pedagogo, che in Italia -dalla Russia – portò i Russi .. e quindi il metodo, ma soprattutto  – come la Pavlova, del resto, e Dancenko, e quanti in quegli anni – e siamo tra il ’30 e il ’40 a grandi linee – Silvio d’Amico riuscì a far conoscere al teatro italiano, o a portare nella neonata Accademia – la suggestione dei Russi. Che in quegli anni era come dire Stanislavslavskij.

(La Pavlova in Italia c’era già dagli anni ’20 – sbarcata in Sicilia perchè attratta come disse dal profumo delle zagare – e già da allora quella recitazione straniata e straniante
sarebbe stata la cifra della sua presenza:
saliva in piedi sui mobili, recitava addirittura di spalle,
vanificando qualsiasi retorica rispetto al mestiere dell’attore, e dell’attore italiano in particolare, l’uomo che non fa ombra, a significare un’illuminazione di ribalta, sempre e comunque a favore di pubblico; d’Amico l’avrebbe soltanto portata ad insegnare in Accademia, alla cattedra di regia del primo triennio della scuola, e con risultati non troppo brillanti, perchè la Pavlova proprio non sarebbe riuscita a sottomettersi al suono della campanella, come per dire a regolare il suo lavoro all’interno delle convenzioni  che una scuola imponeva. Anche se di là dall’aneddotica dietro quel suo allontanarsi dall’Accademia, c’era e con ogni probabilità dell’altro.

Ma ecco che mi sono persa ..)

E quindi torniamo alla divagazione di partenza.. Il racconto di Camilleri:

Camilleri scrive – a proposito di Sharoff :

(cit.) “Era molto generoso e aveva una capacità incredibile di costruire i personaggi, anche se era raro che imponesse il suo modo di dire le battute agli attori. Lui prima interpretava tutti i personaggi e poi diceva Ammesse modificazioni. Perchè lei è lei ed io io. Io faccio vedere linea, disegno, lei fa“.

Stavo cercando Pirandello e mi sono persa dietro Sharoff…

Torno ai Giganti..

Ci sono talmente tanti piani di lettura che non si fa in tempo a seguirne uno che già e in nuce ne compare un altro.
Sarà la suggestione di quella frase sull’ulivo..

C’è la biografia di Pirandello,
le donne, le superstizioni dei capelli accatricciati,
l’infanzia – volendo romanzata ed aneddotica del figlio cangiato. 
C’è tanta storia del teatro.

Di quel teatro. Le compagnie di giro, e la mestizia. La dignità dei panni lisi sotto i paltò coi grandi colli di pelliccia
– sono reali? sono immaginari? li ho mutuati da chissà quale foto d’epoca? li ho tradotti da chissà quale immaginario dei Personaggi che entravano sulla scena come dal nulla ( ma io il Padre – avrebbe raccontato l’attore Luigi Almirante a proposito della sua interpretazione ne I Sei Personaggi - lo feci così, con una giacchetta striminzita e lisa, poi venne la regia, e ci misero dentro un significato che non c’era) –

C’è un senso amaro. E c’è Pirandello.
Ci sono le domande ancora aperte.
(Chi sono e cosa rappresentano i Giganti?, il regime, la civiltà, la poesia e tutta la retorica di un sentire che con questa non riesce a scendere a patti? )

C’è un terzo atto mai scritto,
un’opera che accompagna Pirandello negli ultimi anni, e la linea sottile delle visioni, della follia,
delle presenze che si materializzavano nella mente e assumevano forme di figure non più umane.
C’è la solitudine. Il carretto dilaniato (ancora da Camilleri, una leggenda per gli attori), e Pirandello alla prima dei Sei personaggi al Valle.

E poi ci sono i ragazzi.
che studiano, si dedicano e si appassionano con me.

Un critico teatrale mi ha detto abbastanza recentemente : i trucchi del prestigiatore lei non è necessario che li sveli agli attori, che li dica tutti. 

Intanto su un altro fronte ci prepariamo a questo gioco sulla Dodicesima. Una prova attoriale del nostro altro “intergruppo” estivo.

In bilico sulle forze, e sul tempo, al solito.
Però con amore. Come sempre.
E con il lavoro silenzioso e paziente di Angela (Di Tuccio) che scrive, trascrive, legge gli assenti..

Alessia

GUARDAMI

“Guardami”, Recensione

Guardami, Recensione [Stefano Capasso]

“Guardami è il quarto di una serie di studi che Metis Teatro ha portato in scena sul tema della difficile individuazione di se e sul disagio esistenziale che questa comporta. In scena all’Orologio con la regia di Alessia Oteri e l’aiuto regia di Angela Di Tuccio, “Guardami” compie un percorso sulla necessità di essere guardati e riconosciuti. Necessità che diventa un’ossessione quanto più è mancata nella propria storia personale.
Lo spunto è il mito di Medea; il dolore incolmabile provocatole dalla tormentata storia d’amore con Giasone, per il quale aveva ucciso, azione che non le era valsa ad assicurarsi il suo amore.
Parte da qui il viaggio di questa immaginaria Medea, da questo bisogno che la porta ad agire e reagire per colmare il suo vuoto. Senso di colpa e bisogni di conferma, che danno vita ad un insistente a tratti meccanico per quanto ossessivo, conflitto con se e con l’altro.
Come la Medea del mito è capace di magie, l’istanza narrante ritrova il contatto con se stessa quasi per magia guardandosi allo specchio. Da questo momento può diventare protagonista del suo tentativo di rinascita. La scena si sgombra dall’ossessiva presenza di voci e corpi e finalmente è tempo di lanciare i primi semi per una rinascita. Una rinascita che per ora è possibile solo affidare ad un video, quello che nel finale emozionante mostra timide frasi di autoaffermazioni alternate alle immagini dei lavori precedenti dello studio in questione.
Semi di rinascita che devono trovare la loro origine nella storia vissuta che, pur dolorosa, è parte integrante del cammino personale.
La regia di Alessia Oteri, insiste sulla potenza ossessiva delle ingiunzioni negative, recitate dal coro degli attori e delle attrici che rappresentano quasi le diverse anime di un unico. E’ un lavoro che non lascia respiro, accentuato dalla presenza continua della musica e degli attori che occupano tutta la scena con movimenti di insieme a rappresentare stati emotivi dolorosi; un tracciato di parole musica e movimenti che restituisce appieno la forza asfissiante delle ingiuntive negative che ci portiamo dentro.
Come se il silenzio, non riuscisse a trovare posto.
Ottimo il lavoro di movimenti scenici, luci e costumi; tutto estremamente coerente nel descrivere una dolorosa ossessione che ferisce. E la regista mostra una grande capacità di valorizzare al meglio lo spazio scenico a disposizione, sfruttandone ed esaltandone le particolarità.”

Fonte: http://www.stefanocapasso.net/guardami-di-metis-teatro-allorologio/

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Piccola Libreria Metis

Dopo lo spettacolo Fire e l’iniziativa “Hai un libro da donare a Metis”

[ ..nello spettacolo che andrà in scena il  18 Maggio allo spazio VISIVA, Città dell’Immagine di Roma, delineeremo il percorso/tragitto  del pubblico anche con un tuo libro… Se hai dei libri a casa … magari libri che hai già letto, doppioni di regali, libri che hai amato ed hai piacere che qualcun altro legga, o anche e  solo semplicemente libri ….di cui ti vuoi disfare e ancora non l’ hai fatto..questa è l'occasione giusta!]

sono rimasti all’Associazione diversi libri!
E’ possibile prenderli, scambiarli, consultarli, lasciarli, leggerli, donarli, regalarli….
Insomma sono in Associazione!

 

MetisTeatro a Casa delle Culture

Si è chiusa il 2 Marzo la II Edizione della nostra Rassegna dedicata ai lavori metà anno, dieci giorni di prove, studi e debutti, ancora una volta ospiti, come lo scorso giugno, di Casa delle Culture.

Ancora grazie a chi ha contribuito al nostro lavoro, e quindi …

ad Aurelio Rizzuti per il disegno luci sempre attento e preciso, per la discrezione e la pazienza con cui ha seguito pomeriggi di prove e atteso tempi non sempre convenzionali ..

a Patrizia d’Orsi e Marco Carlaccini, direttori artistici di Casa delle Culture, che è stata per noi, come a giugno, una “casa” in cui poter dar vita e corpo a sperimentazioni e studi..   

a Walter Toschi per l’amore con cui ha prestato la sua professionalità a uno studio laboratoriale, condiviso pomeriggi di prove, chiacchiere, riflessioni, assistito con affetto al nostro lavoro artigiano,  rimandato nell’eccezione della sua presenza una lezione preziosa di senso..

ad Alberto Toni, autore di “Gabriele, Gabriele!”

a Fabio Frighetto e alla sua scuola di fotografia

a Diego Perria, Piergiorgio Fiorenza, Monica Oddo, Eleonora Citracca, Ester Solidani e quanti hanno ripreso gli spettacoli,

a Stefano Capasso per molte delle musiche di scena, inedite, originali, profondamente e intimamente  sintoniche per Macbeth..

a Felicita Pessolano nel ruolo di “Pepi”

grazie ad Angela ..

al pubblico, a chi ha saputo guardare, e leggere,

e grazie ai ragazzi,

per l’energia, l’entusiasmo, la generosità, e spesso la comprensione profonda del significato non sempre visibile del “fare teatro”.

 

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Lezione Aperta 30 gennaio


Giovedi 30 gennaio alle 19.00 lezione aperta per accedere ai Corsi di Teatro organizzati dalla nostra Associazione. Le lezioni si svolgeranno tutti i Martedi dalle 19.00 alle 21.00 da Febbraio a Giugno 2014 nella nuova sede di Via Foligno a Roma.
La lezione sarà un’occasione per conoscere le nostre attività e verificare in un colloquio di approfondimento se il corso corrisponde o meno alle proprie aspettative.
Per partecipare è necessario confermare la propria presenza all’indirizzo alessia_oteri@libero.it.