I Giganti Della Montagna, studio

Domenica 19 ottobre alle 17.3o saremo in scena con uno studio da I Giganti della Montagna in uno scenario particolarmente suggestivo per ospitare questo nostro allestimento : l'Arco di Malborghetto - un altro sito archeologico tutelato dalla Soprintendenza Speciale ai Beni Archeologici di Roma, posto all'incrocio tra la Via Flamina e quella che era la strada di collegamento tra Veio e la Tiberina.

Un luogo che ospiterà nel tardo pomeriggio, per chiudersi al tramonto, 18 interpreti che si sono dedicati a studiare, approfondire, indagare uno dei testi più evocativi e forse rappresentativi di Luigi Pirandello, due atti e un terzo mai concluso, ipotizzato, poco prima della morte, e solo narrato nelle parole del figlio Stefano.

Un testo di cui abbiamo cercato di preservare lo stile, attenendoci ad una messinscena il più possibile lineare, che ha privilegiato la drammaturgia, lo studio, la trasposizione essenziale delle parole - in un quadro che potesse dare respiro alle suggestioni sulla biografia di Luigi Pirandello, sul teatro di quegli anni.

Io non posso sapere avrebbe detto  Stefano Landi
se, all'ultimo, nella fantasia di mio Padre, che fu occupata da questi fantasmi
durante tutta la penultima nottata della Sua vita,(...) non posso
sapere, dico, né nessuno potrà mai sapere se in quell'ultimo
concepimento la materia non gli si fosse atteggiata
altrimenti, né se Egli non avesse già trovato altri movimenti
all'azione, o sensi più alti al Mito. Io seppi da
Lui, quella mattina, soltanto questo: che aveva trovato
un olivo saraceno. «C'è» mi disse sorridendo «un olivo
saraceno, grande, in mezzo alla scena: con cui ho risolto
tutto.» E poiché io non comprendevo bene, soggiunse:
«Per tirarvi il tendone...»

Alle parole sapienti
abbiamo cercato di dare un corpo,
tirando un tendone,
e provando a far vivere
u ricordu ri la notti ri li incanti .. i tutti li fantasmi. 

Alessia

 

I giganti della Montagna
di Luigi Pirandello
studio

con

Paola Agostini, Patrizia Basilico, Tea Brandi, Attilio Caccetta, Giorgia Cacciante, Valentina Cacciante, Francesco Ciambra, Eleonora Fradani, Irene Cecchini, Francesca Consiglio, Valentina Cristini, Roberto Di Castro, Lucilla di Pasquale, Mariangela Di Pietro, Stefania Fusco, Alessandra Governante, Valentina Noviello, Maria Felicita Pessolano, Alessia Pompei, Andrea Ranieri.

Regia Alessia Oteri
Aiuto Regia Angela Di Tuccio

Note

C’è un ulivo saraceno, grande,
in mezzo alla scena
con cui ho risolto tutto.

Luigi Pirandello al figlio Stefano, a proposito de I Giganti della Montagna.  

Si apre così su questa immagine nel racconto di Stefano Landi, figlio di Luigi Pirandello, il III attto mai scritto dei Giganti della Montagna. Opera ultima dell’autore agrigentino, evocativa e inconclusa, al punto d’essere considerata l’atto testamentario di Luigi Pirandello, i Giganti della Montagna intreccia al suo interno piani di complessità che toccano i maggiori snodi della poetica pirandelliana, e insieme sembrano abbracciare larga parte della biografia dell’autore nei continui rimandi che in controluce appaiono: i racconti e le superstizioni dell’infanzia, il legame viscerale e sofferto con la scena e il teatro, l’ambiguità del rapporto con le istituzione e il fascismo, la memoria diretta dei fantasmi  che si fanno presenza. Piani che in nuce, ad ogni nuova lettura, di là dalla vicenda della Contessa Ilse e della Compagnia degli Scalognati di fronte alla quale si chiede di poter rappresentare La favola, chiamano a continue riflessioni e approfondimenti.

Uno studio  - quello qui proposto - che in forma laboratoriale coinvolge un gruppo di giovani interpreti, un’occasione per poter traghettare le parole dei Giganti e la poetica di Pirandello, all’interno di una ambientazione per quanto possibile scevra da contaminazioni altre che non lo scenario naturale dell'Arco di Malborghetto.

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