Non esistono piccoli ruoli…

Non esistono piccoli ruoli, esistono piccoli attori.

Questa espressione – come è noto –  era di Stanislavskij
Meno nota forse è quella che l’attore Renato Cialente sembra avesse affissa alla porta del suo camerino: 
non amano il teatro, amano se stessi nel teatro.

Sempre di Stanislavskij
– che Cialente aveva mutuato attraverso la permanenza nella compagnia di Tatiana Pavlova  –
che era come dire I Russi tout court, in Italia negli anni ’20 di primo Novecento –
la Pavlova … la Pavlova.

Studiamo i Sei Personaggi con i ragazzi.
Nel mentre debuttiamo a Nazzano – sabato 23 maggio – con “Terra” (da Vernant) e “Il Signore della nave” (ancora Pirandello) e prepariamo altri 4 allestimenti (anzi 5 con la rassegna Tuttinscena della Cometa – ripresa di “Ubu Roi” il 5 e 6 giugno, in concorso).
Una vertigine di studi, un filo rosso.

E’ un testo meraviglioso e complesso Sei personaggi.
Apre ogni volta a chiacchiere infinite che portano con sè la nostalgia dei miei studi – quante ore potrei passare a smemorarmi di fronte alle pagine dell’attore Luigi Almirante, a quelle in cui racconta di Pirandello alla prima lettura del suo testo alla compagnia di Niccodemi, alla foga con cui sembra leggesse senza soluzione di continuità tutti i personaggi – e nel mentre la compagnia che non capiva nulla, e Niccodemi che con una scusa lasciava la regia e se ne andava a Milano per conto della Sia (la prima Siae), ed Almirante – primattore – che rimaneva con questo copione in mano e poi se lo portava a casa. (Perchè all’epoca cit. Sandro d’Amico e Fernaldo di Gianmatteo – nell’Intervista al Primo Padre – un’intervista radiofonica ad Almirante e poi trascritta dagli autori dell’articolo – nessuno si sarebbe immaginato di portarsi un copione a casa).

I copioni si imparavano all’impronta – col suggeritore – non esisteva il tavolino e men che mai una riflessione ragionata sul testo: metteremo la Sala Rossa – chiosa il Capocomico alla prima lettura de Il Gioco delle parti – e in quell’esplicito meta-teatrale richiamo pirandelliano alle compagnie dei suoi tempi c’era tutto lo sdegno di un autore, di un capocomico, di un regista, che avrebbe voluto una sala diversa per ogni occasione.

Non una scena unica per ogni testo, magari intercambiabile.
Ma una scena ragionata per quel testo e quello soltanto.

Questo avrebbe fatto la Regia.

(Nel 1932 – Migliorini ! – auff l’ho ricordato! …
sono lezioni che dico… “fino al 1932 non esisteva in Italia la parola Regia
e Regista e nel 1932 … Migliorini, si prese la briga e la responsabilità di scrivere su Scenario,
“buona la regia di”. C’era solo il francese fino allora. Regie e regisseur).

Smemorandomi, divago.
Cialente, Alimirante, Pirandello.
Pirandello alla prima al Teatro Valle.
E anche questa è nota.
1921.
Il pubblico alla prima che urlava
manicomio!
e lui che usciva da una porta secondaria
per braccio alla figlia Lietta.
mentre lanciavano monetine,
di fronte a un pazzo. A un uomo incompreso,
e stanco.

Tre immagini mi commuovono:
questa,
Almirante smemorato alla vista dei gabbiani
nella tournée che lo avrebbe portato in Sudamerica,
Antonine Artaud che lo avrebbero trovato con una scarpa
in mano,
Mejerchol’d a cui avrebbero estorto confessioni
e avrebbe firmato – e comunque – molte carte mendaci,
Cialente, alla prima di Piccola città
mentre il pubblico ancora dissentiva
e lui ed Elsa Merlini
che pregavano gli attori di non scomporsi,
Wanda Fabro,
mentre fuori c’era la guerra e lei ostinava a provare
senza luce
e per di più un testo che non troppo le piaceva,
Vachtangov che scriveva ai sui attori
“voglio che i miei spettacoli siano una festa”

E poi Tonino (Pierfederici)
che urlava i suoi daccapo
da mezza platea
– il loden verde
e i tratti del Primattore di Visconti –
daccapo
con quell’insistere
nell’inflessione
sull’acca,
come trascriverlo e restituirlo
quel suono che era il suo.

d’acca-po

Il Monta Analogo è popolato:
e siamo a ben oltre quattro.

E’ denso di studi,
e di memorie
e di ricordi.
E di smemoratezze.
Il mio commuovermi.

Guardo i ragazzi.

Vorrei dir loro
che siamo salvi finchè abbiamo una passione.
Finchè saremo capaci
di ascoltare quel suono.

E di leggere quelle memorie.
e sentirne il suono e l’eco.
E finchè capiremo – e nel profondo –
che non esistono piccole parti.

Alessia

 

 

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