Sul Teatro per adulti (seconda parte)

Insegnanti e allievi si scelgono. 
Lo dico, lo dico ancora e lo sottoscrivo.
In questo scegliersi però capita anche di doversi trovare (sic ) e non sempre è impresa facile nella grande fioritura di proposte, corsi di teatro per tutti e per tutti i gusti, offerte non sempre chiare, open day e acting coach (sob) in particolare quest'anno. E poichè ne ho lette tante in questi mesi.. 
Qualche consiglio, a mio parere :

- I corsi serali non sono mai rivolti a professionisti. Sono pensati proprio in una fascia oraria, quella serale, che possa rivolgersi a un target di adulti che voglia accostarsi al teatro per passione, curiosità, cultura, approfondimento. Possono rappresentare al massimo un anno orientativo, ma se si sceglie di voler fare questo mestiere è bene, dopo una prima formazione, rivolgersi a strutture triennali, possibilmente pubbliche e riconosciute. In sintesi, se anche è vero che ogni carriera segue percorsi propri e non sempre i neo diplomati nelle accademie finiranno su un palcoscenico (tanti, e ve lo dico sempre per esperienza, si riconvertono a lavori altri), è certo più facile che vi prendano in considerazione se siete diplomati in Accademia piuttosto che al MetisTeatro (per dire).

- I corsi di teatro non aiutano a superare la timidezza. Questo - perdonate la franchezza - è un grande bluff. Se si è timidi, e ve lo dice una timida cronica, si resta timidi. Il teatro non aiuta a superare blocchi emotivi, anzi in determinate - e certo infelici condizioni di apprendimento - se possibile li amplifica. 

- Non entusiasmatevi - in certi casi - alla lettura del "programma". Qualsiasi programmino si può scopiazzare facilmente su internet e qualsiasi insegnante di teatro - se è un buon insegnante di teatro - affronterà nel suo corso materie come dizione, emissione vocale, studio e analisi del personaggio... 

- Guardate più banalmente il cv del docente. E' un economista? Ha studiato con sé stesso? Forse vale la pena di approfondire la ricerca.

- Non tutti gli attori sono buoni insegnanti. Spesso anzi alcuni attori sono quanto di più distante possa esserci da un buon insegnante. Chi sceglie questo mestiere lo fa - spesse volte - perchè ama stare al centro di un palco. E l'ego, per nutrirsi, ha bisogno di pubblico ( e quale miglior uditorio di una classe di adepti?). Potete stare certi che parlerà quasi solo lui per gran parte dell'anno.

- Diffidate di chi vi dice che l'unico metodo possibile è quello che apprenderete standogli al fianco. Di chi dimostra superbia o una certa arroganza, dei guru e di chi si appella a maestro e ha meno di 80 anni...I maestri sono pochi. E tanti purtroppo non ci sono più.

- Non tutti possono fare gli attori. Si possono mettere tutti nella condizione di salire su un palcoscenico in modo dignitoso, ma esiste una componente imprescindibile, chiamata talento, che è un insieme di fattori che caratterizzano una persona, non quantificabili e spiegabili. Il talento è un fatto. Non si impara. Si può scoprire in sé, nutrire, perfezionare con la tecnica. Ma è un fatto.  Altrimenti cosa li farebbero a fare i provini di selezione nelle accademie? A simpatia?

- Non tutti i corsi poi effettivamente partono. Spesso non raggiungono il minimo sindacale, si perdono allievi a grappoli in corsa, vi lasciano a metà anno perchè il docente vi preferisce a una tournée a Cavarzere e dintorni, varie e eventuali..Date un'occhiata allo storico della scuola, e se proprio non c'è, perchè magari quello è il primo anno, andate a fare due chiacchiere con il docente... se vi trasmetterà passione per il suo lavoro ( e non superbia, distanza, stanchezza) è assai probabile che non vi lascerà a metà anno con il copione nel cassetto.

-Diffidate, e perdonate è proprio il caso di dirlo DIFFIDATE - di chi vi chiede rette troppo alte, vi promette fantomatici inserimenti nel mondo del lavoro, vi obbliga a book fotografici e iscrizioni a agenzie...c'è tanto sottobosco a Roma..da sempre.

-Chiedete di pagare una quota mensile. E' vero che c'è tanta dispersione : ma se così è un insegnante due tre domande dovrebbe anche farsele, piuttosto che obbligare a quote vincolanti che vi incatenano alla frequenza trimestrale anche se avreste voglia di stare a casa a guardare Chi l'ha visto.

E in ultimo,
quando io ho iniziato, un tot di anni fa,
il teatro per amatori non era ben visto. Era una roba da parrocchia,
guardata anche con un certo passo di nobiltà
da chi agli amatoriali avrebbe ben volentieri sparato a vista
e possibilmente mentre erano in scena con le loro dozzine di rose scarlatte.
Poi è diventato un business.
E allora, nell'eterna crisi che attanaglia il mestiere,
in molti si sono dedicati al teatro per adulti:
Che rappresentano ora il pane, per tanti. Non c'è giudizio di merito in questo. Solo una considerazione, perchè mentre dall'altra parte c'è tanta curiosità e passione, e ingenuità, e vivaddio energia pulita e che viene dai margini, dalla periferia, dal basso, (capitemi), dall'altra, la categoria, bè la categoria ragazzi è la stessa.
Occhi aperti 🙂 

Il teatro non si insegna, si impara

Buona ricerca 🙂

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