Il Panico
Rafael Spregelburd
Centrale Preneste

 

Panico

Spettri che si aggirano per la scena senza sapere di essere morti. Vivi che si aggirano impotenti come se fossero già morti. All’origine, la morte di Emilio Sebrjakovich. La sua famiglia non lo riconosce, troppo presa dalla ricerca della chiave della sua cassetta di sicurezza per piangerne la morte.
I personaggi del Panico sono in evidente crisi d’identità, così come lo sono la società di cui
fanno parte, l’Argentina della crisi finanziaria,
e un’intera epoca, la nostra.

Panico

Una tragedia dunque? No, una commedia. Perché una realtà così complessa e desolante può essere rappresentata solo attraverso figure e situazioni paradossali: una madre che non è più moglie, incapace di relazionarsi con i figli, ora soffocante, ora assente, un marito che era anche figlio, un po’ fratello ma nient’affatto padre, una compagnia di ballerine immobili che evocano momenti del “padre”, una sensitiva che vede i morti senza accorgersene e legge nel pensiero di uomini con problemi di identità sessuali, una direttrice di banca che parla per enigmi, un libro dei morti che non è mai esistito e una chiave che non si trova ma che è sempre stata dov’è.

Il panico fa parte dell’Eptalogia - ispirata al quadro omonimo del pittore del sedicesimo secolo, Hieronymus Bosch - dedicata dallo scrittore argentino Spregelburd, ai sette vizi capitali, reinterpretati con folli slanci verso scenari futuribili o verso i lati più inquietanti di un presente malato.

Abbiamo una sola vita

 per prenderci ciò di cui abbiamo bisogno [Lourdes, ne "Il Panico"]

Questo è il panico: l’inquietudine di una precarietà che serpeggia costantemente, una destabilizzazione sottile e costante che dà leggere ma insopportabili vertigini. Ma è anche il simbolo dell’accidia moderna: l’ansia e la paura di vivere, la frenesia, l'angoscia, la paura ma anche l’attrazione verso l’aldilà, lo spasmodico affannarsi verso la propria “chiave” che mette in contatto con il trascendente, e dà un senso alla nostra esistenza ma ci rende trasparenti gli altri.
E’ la paura di vivere in tempi difficili dove la comunicazione non esiste, i valori e riferimenti saltano e l’ansia di morire senza lasciare niente dietro di sé serpeggia.
E quando, sul finale, la soluzione è vicina e la verità sta per salire a galla, nessuno è veramente interessato al mistero.

Foto : Tiziano Santin

 

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