Epidemia, Casale della Cervelletta, Teatro della Cometa

adattamento e regia
Alessia Oteri

Lo spettacolo è stato rappresentato in anteprima nei suggestivi spazi del Casale della Cervelletta, utilizzando tutto lo spazio del Casale, sia l'esterno - il cortile - sia le stanze del Casale, sia i sotterranei. La rappresentazione aveva inizio al tramonto nel cortile, con il pubblico che veniva accolto dagli attori in quella che sembrava essere una piazza dove si svolgeva un mercato. Invitato a bere e a mangiare con gli attori veniva poi accompagnato gradualmente e quasi naturalmente attraverso le prime scene del testo, in cui l'improvvisazione degli attori lasciava via via spazio alla rappresentazione vera e propria. Quindi -  diviso in due gruppi - che a loro volta assistevano in piccoli sottogruppi a episodi nelle stanze del Casale ( o nei sotterranei) si riuniva nuovamente a metà della rappresentazione sulla "piazza" dove si svolgeva ancora una parte dello spettacolo e si invertivano i percorsi. Con questo meccanismo i circa 120 spettatori della serata potevano assistere a uno spettacolo itinerante e per luoghi deputati.

Una alchimia ovviamente studiata a tavolino e che pure avrebbe potuto soffrire di una tempistica dipendente da mille fattori: e che ci ha lasciati stupiti per la sincronizzazione quasi al secondo con cui tutto questo è accaduto.

Una delle produzioni Metis più interessanti. Empirica e magica.

[Il Casale, esterno ]

[sopralluogo al Casale, Foto Fabrizio Perrilli]

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Note per la messinscena al Casale della Cervelletta

Lo spettacolo vede impegnati oltre 20 attori che agiscono simultaneamente nei diversi spazi del Casale, chiamando in più occasioni il pubblico ad una partecipazione diretta. Per il tempo della rappresentazione, il suggestivo e affascinante casale medievale diviene per intero lo scenario della pièce. Il grande cortile si anima al tramonto delle voci degli attori che si muovono tra i banchi di un mercato grottesco e surreale, e in un crescendo emotivo partecipano il pubblico dell’inquietudine di un’epidemia che miete vittime in modo del tutto casuale. Confusi tra gli spettatori, gli attori invitano il pubblico a seguire possibili percorsi che si snodano attraverso tutto il Casale.

Singole scene si svolgono nel fienile, nella stalla, nelle stanze del palazzetto, nell’angusta e suggestiva cucina, nel salone grande con il camino e gli splendidi soffitti in legno che conservano ancora tutto il loro fascino, nelle segrete cui si accede attraverso il percorso museale.

Un gioco misurato sulla struttura caleidoscopica del testo, in cui le suggestioni si moltiplicano nello sciogliersi dell’ unico e ossessivo tema della morte, nella sua crudezza, assurdità, precisione, esattezza, una morte che in ogni stanza del Casale trova una nuova trasfigurazione.
Gli spettatori scelgono di entrare nelle diverse stanze: dal ricco borghese, per mangiare con gli attori alla sua tavola, nelle segrete in cui si svolgono riunioni clandestine; incontrano tra i corridoi, sulle scale, nei molti angoli del Casale personaggi stravaganti, per ascoltare le loro storie, comiche, grottesche, visionarie, raccogliere le loro paure ed ossessioni.

Lo sciogliersi della pièce in una festa catartica  prelude a un finale aperto ed inquieto che chiude una serata in cui protagonista è il teatro, nel suo essere rito collettivo e partecipazione. La peculiarità del progetto, la sua forza, risiede non già e non solo nel portare una pièce teatrale in un luogo non convenzionale quale il Casale della Cervelletta – già scenario peraltro di diverse ed importanti manifestazioni- ma nel coinvolgimento del pubblico in una esperienza diretta, giocosa e a tratti sensoriale.

La trasfigurazione immaginaria del Casale quale scenario di Epidemia in cui il possibile contagio, come la peste salvifica del teatro di Antonin Artaud, può essere contagio attorno all’evento teatrale visto nella sua prospettiva di partecipazione sociale e comunitaria, è nello spirito degli attori di MetisTeatro, non professionisti che si dedicano alla scena con rigore e passione, e si rivolgono il più delle volte ad un pubblico di non addetti. Uno spettacolo che vuole attori e spettatori partecipi di una festa che riconfermi la necessarietà del teatro, del suo linguaggio, della sua ritualità.
[note di regia]

 

[Immagini delle prove : Roma, Piazza San Giovanni]

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Note per la messinscena al Teatro La Cometa Rassegna Tuttinscena

In una città e in un’epoca indefinite, luogo di là dal tempo, improvvisamente si scatena un’epidemia.  Senza alcun criterio la morte colpisce tutti. Si muore di malattia, di assassinio, per caso, senza motivo, perché si è stati imprudenti, perché si è voluto morire, per dare spettacolo, o ancora semplicemente e brutalmente perché questa è la vita: morire. In Jeux de massacre, scritto nel 1969, Ionesco trasferisce molte delle sue ossessioni:  il rifiuto del potere, delle demagogie e delle ideologie, fino a corde più intime e delicate, le riflessioni sull’amore e la vecchiaia, l’impossibilità di accettare la condizione stessa dell’esistenza umana.

Il nostro allestimento vede impegnati oltre 20 attori e segue la struttura mobile e caleidoscopica del testo: 18 quadri che ruotano attorno ad un unico tema senza una vera e propria trama, un protagonista e uno scioglimento. Un grande affresco di tipi umani e situazioni in cui il tragico ed il comico spesso si incontrano e si mescolano, e in cui le suggestioni si moltiplicano nello sciogliersi dell’unico e ossessivo tema della morte, nella sua crudezza, assurdità ed esattezza. Nell’intuizione che sembra scorrere in ultimo nel testo che il possibile contagio divenga accettazione stessa della fragilità del vivere e possa trasformarsi nel suo rovescio, peste salvifica catartica e collettiva.      

 

 

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