I Diavoli di Whiting

Rex tremendae maiestatis, qui salvandos salvas gratis, Salva me, salva me, fons pietatis…non è che un grido, mascherato da preghiera o da esorcismo demoniaco, oppure ancora da arringa, sermone, discettazione pseudo scientifica. È un grido che spinge all’evasione, alla fuga da un destino già scritto, da canoni troppo rigidi, dalla liturgia della noia, che soffoca il desiderio di libertà e l’amore più sincero e genuino.

Loudon, 1634.

In un piccolo villaggio, al centro della Francia pre-assolutistica e desiderosa di espandere la sua egemonia culturale, politica e religiosa in un’era di guerre e isterie, sono varie le grida che chiedono evasione… a volte parlano con troppe voci e i diavoli e gli angeli rischiano di confondersi, l’amore soffocato in ottusi bigottismi, e l’innocenza considerata, addirittura, pericolosa.

Un minuscolo villaggio, che vuole essere una cittadina piccola piccola, che vuol tenere le sue mura, che crede di poter dialogare con la Corona e il potere purpureo di Richelieu, ma che in fondo cerca solo mezzi e sotterfugi per combattere la noia e trovare un senso ad esistenze grame.

Ed ecco che la caccia alle streghe o allo stregone diventa quello spettacolo orripilante e osceno che spezza la noia e la monotonia, il male diventa interessante se non divertente, la morte e il macabro si trasformano in un amuleto per sperare, chissà un giorno, in una vita immune da traumi; o, forse, in una vita semplice, dove si spera che l’amore tornerà a rendere l’anima quieta e pura. Se poi sono i Ministri di Dio e le sue Sposine ad entrare in questo gioco osceno, tutto il grigio dell’esistenza acquista una tonalità più oscura, ma non meno accesa.

Dal romanzo di Aldous Huxley, l’opera di John Whiting scava dentro le viscere delle bestialità umane e spinge a domandarsi e chiedersi: a tanto arriva un Uomo quando disprezza Dio?

[Note di Gianluca Marolda]

 

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