Odissea, percorsi

Con Odissea, percorsi, l’Associazione Culturale Metis Teatro riprende il suo studio sui classici dopo aver portato in scena nel giugno 2019 cinque studi dedicati all’Iliade. Ancora una operazione che intende rintracciare all’interno del poema omerico delle linee tematiche trasversali da percorrere e restituire attraverso originali partiture drammaturgiche.

Hypnos (5 giugno h 10.00) abbraccia i canti forse più noti di Odissea che attraverso il tema del viaggio ci traghettano in un tempo  – realmente vissuto o forse solo immaginato – che si apre sull’ultima parte del viaggio, l’isola di Ogigia, e si chiude ad Itaca, definendo la fine di un ciclo: Odisseo come è noto è l’ultimo degli eroi non già e non solo perché è l’ultimo tra gli Achei che hanno preso parte alla guerra di Troia a rivedere la casa ma soprattutto perché è l’ultimo a consegnarsi ad un tempo che non è più quello eroico dei compagni che con lui hanno affrontato i dieci anni di Ilio. 

Diomede, Aiace, Achille, Agamennone, e tutto sommato anche Nestore e Menelao che ritroviamo nella prima parte dell’Odissea, sono parte di un tempo che non è più. Odisseo, la sua storia, il suo destino, il suo viaggio è tramite e congiunzione tra due cicli temporali che sembrano rimandare in maniera inequivocabile a due sistemi tra loro profondamente differenti. Di là il tempo lineare, frontale e cristallino degli eroi, di qua il tempo multiforme, trasversale, ragionato della metis, l’intelligenza di Odisseo, uomo moderno. È seguendo questa suggestione che ci siamo soffermati sui canti del viaggio di Odissea, che sembrano davvero rappresentare una terra di mezzo, non collocabile, un passaggio e varco tra due cicli, tra due mondi. Se a livello narrativo il viaggio si dipana da Ogigia alla reggia dei Feaci e al lungo racconto che Odisseo fa al cospetto del re Alcinoo ripercorrendo in un lungo flash-back le sue imprese, a livello temporale il ritorno prende avvio dalla notte della presa di Ilio: un puzzle che si compone per suggestioni, accenni e rimandi. In quella notte che segnerà la fine della guerra sin da subito i destini degli Achei si dividono: è una notte che segna un passaggio di non ritorno. Gli Achei compiono un gesto che tutto sommato non appartiene già più al loro tempo: Ilio come è noto è presa con l’inganno, quanto di più distante dal codice non scritto eppure sempre rispettato di quei 10 lunghi anni di assedio e di guerra. Le vestizioni, così precisamente descritte nell’Iliade, un codice sempre identico con cui l’eroe si prepara alla battaglia, la frontalità con cui affronta l’avversario, anche nei momenti più drammatici della guerra quando il cholos, la rabbia, fa posto al menos – l’impeto, il furore, l’intervento del dio – il disprezzo tutto sommato dichiarato con cui ad esempio viene appellato sempre Paride, Paride il vigliacco, colui che combatte con le frecce, colpisce l’avversario di spalle: tutto questo non sembra avere più spazio nella notte della presa di Ilio.

È una notte che già segna uno spartiacque, di là dalla quale molti tra gli Achei perderanno il senno. Scende il buio. Gli Achei si disperdono. All’alba restano i corpi straziati dei vinti, dei troiani colti di notte, senza armi, indifesi. Hypnos, tutto è nebbia.

Odisseo intende lasciare subito Ilio, Agamennone invece, il capo dei Danai, sembra accecato ancora una volta dall’ambizione, c’è ancora tanto da prendere e saccheggiare tra le ceneri di Ilio distrutta, perché partire ora? Perché partire adesso? Hypnos, tutto è nebbia. Spaesati e confusi gli Achei si smarriscono, sino all’immagine straziante di un esercito di straccioni, parte delle fila dei Danai che segue l’indovino Calcante, per terra, per paura di affrontare il mare, per necessità di seguire un capo, ora che a guida degli eserciti sembra non essere rimasto che un vuoto di senso.

Il viaggio di Odisseo inizia quella notte. Che si tratti di un viaggio reale o di un viaggio psichico, poco importa. Perché quanto sembra emergere tra i tanti elementi è il continuo e costante dialogo con l’altrove che l’eroe intrattiene da adesso in avanti. Per sette canti Omero ci accompagna in un altrove che è smarrimento e perdita: tutto è buio nel viaggio, è la terra dei Lotofagi, dove la memoria si frammenta, è l’incontro con esseri straordinari e al confine della finitezza, è la magia bianca di Circe che si mescola alla notte, è il dialogo continuo con la morte, che si compie infine nell’Ade, e negli anni trascorsi ad Ogigia, accanto a Calipso, la maga, l’occultatrice, la dea, che vorrebbe stringere a sé Odisseo e legarlo per sempre a un’immortalità che a tutto somiglia fuorché alla promessa di un eterno presente.
Un viaggio – che sia psichico o reale poco importa –  che sembra mettere costantemente Odisseo di fronte a se stesso, alla perdita, e alla finitezza dell’uomo. Non più la bella morte e il canto immortale degli Aedi, ma il tempo degli uomini, il nostro tempo, di cui l’enorme masso che Poseidone scaglia di fronte all’Isola dei Feaci dopo che questi hanno traghettato sino ad Itaca Odisseo, sembra essere la rappresentazione plastica.

 

Nemesi (5 giugno h 11.30) traccia ancora un’altra prospettiva, una linea che segue il tema centrale della Vendetta che sin da subito – già nella Telemachia– emerge quale direzione possibile nel testo. In che misura e come è presente il tema della Vendetta in Odissea? E se questa sembra chiaramente distillarsi nella narrazione del viaggio – quello di Telemaco verso il Padre, Odisseo, per avere ragione sui Proci arroganti che infestano la terra di Itaca, e di contro quello di Odisseo verso Itaca e la moglie Penelope ed il Figlio, laddove sembra prendere spazio il desiderio di ristabilire un ordine via via che le profezie si avvicendano – essa sembra essere non meno presente sin dalle ragioni stesse della guerra di Troia.  Quale la radice stessa che muove alla guerra gli Achei? Non è forse già nel nome di Nemesi e Vendetta che principia la guerra? Nemesi, dea, che dà ordine al mondo attraverso un apparente disordine, sembra essere presenza sempre evocata e mai nomata: nel suo nome è la guerra di Ilio per difendere l’onore di Menelao, il nobile principe fratello di Agamennone, capo dei Danai, che si è vista sottratta la bella Elena da Paride, il Troiano, l’ospite sacro, invitato a Micene con tutti gli onori, xenos, straniero, l’ospite sacro perché sacro è per gli Achei ogni straniero, qualsiasi sia la sua terra e la sua provenienza.

Se al principio della guerra è vendetta, la stessa nemesi attraversa entrambi i poemi omerici. Sempre evocata, Nemesi sembra essere anche nella rappresentazione iconica di Penelope che tesse la tela : tra le maglie della quale si va componendo una trama di morte che scioglie e riannoda i suoi giorni nell’attesa. Tornerà Odisseo, il marito, lo sposo, il fratello. Tornerà e sarà ordine ad Itaca. E tra i tanti Nostoi, i ritorni (e quanta Nemesi ancora, nel destino di molti tra gli Achei, quanto sangue versato per sanare altre colpe) su tutti senz’altro sembra imporsi il ritorno di Odisseo: nemesi e vendetta che finalmente nel tempo umano di Odisseo, si compiono e –  non forse a caso –  con l’arco, in una notte che per suggestioni rimanda alla presa di Ilio, strage non più eroica e del tutto umana, di vittime, colpevoli e innocenti.

Nostoi (6 giugno h 10.00)  Questo terzo studio ripercorre il tema dei ritornicosa resta di Ilio, dalle ampie strade, cosa accade agli eroi dopo la presa di Troia. Ai vinti e soprattutto ai vincitori, i cui ritorni sono spesso segnati da un epilogo tragico e su cui sembra gravare ancora il peso di una guerra che resterà talmente viva nell’immaginario da essere celebrata in un disegno catartico collettivo.

Un materiale drammaturgico che attinge – sempre attraverso una scrittura originale – non già e non solo dall’Iliade, ma in parte anche dall’Odissea, dall’Eneide, dalle tragedie di Eschilo ed Euripide, e più in generale da quei passaggi che abbiamo rintracciato attraverso l’epica e la tragedia antica e che trattano i Nostoi, i ritorni.

La narrazione delle sorti dei maggiori tra i capi Achei è anche memoria di una guerra durata 10 anni, per Elena, eidolon, idolo, simulacro e sembianza, o forse donna in carne ed ossa, figura che attraversa entrambi i poemi omerici e che ritroviamo nell’Odissea alla reggia di Menelao non più depositaria della bellezza di un tempo eppure ugualmente enigmatica e sfuggente. E ancora è la memoria di una guerra iniziata con un sacrificio, quello di Ifigenia da parte del padre Agamennone , e che chiude il suo cerchio – tra le tante ramificazioni del mito – con un altro sacrificio, quello di Polissena, figlia di Priamo. Entrambe giovani, entrambe sacrificate affinché le navi possano avere venti favorevoli. La consapevolezza di una guerra vinta con l’astuzia, attraverso la mente colorata di Odisseo, polymechanos, mette tutti sullo stesso piano, vincitori e vinti. Ubriachi di vittoria, dopo aver saccheggiato ilio, fatto razzia di quanto resta, gli Achei si disperdono, indecisi se partire o restare. Le vele vengono ammainate ma il ritorno è funestato da venti contrari, alcuni tornano indietro, altri tentano la sorte. E’ un esercito spaesato, su cui potente si staglia la narrazione degli uomini che seguono l’indovino Calcante.

Gli straccioni, che all’indomani della guerra Calcante, l’indovino, si porta via per terra, la parte meno nobile e gloriosa dell’esercito di Achei, che lo segue, per la sua possibilità di divinare i segni, resta una delle immagini più potenti di questa narrazione che da questo momento in poi vede solo un esodo di uomini destinati irrimediabilmente a perdersi : Aiace, Menelao, Agamennone, e in ultimo Odisseo, testimone della sua stessa storia, testimone di un racconto che chiude l’epoca degli eroi di cui gli aedi cantano.

Polytropos ( 6 giugno 11.30)  Polytropos, polymechanos, polytlas, Odisseo dai molti sguardi, Odisseo costruttore o distruttore di città. Odisseo dalla mente accorta, Odisseo multiforme. Le qualità accostate ad Odisseo hanno sempre il carattere della molteplicità, rimandano, come è noto alla mobilità della metis, l’intelligenza mutevole, trasformativa, la capace di prevedere, anticipare, presagire, assumere la forma versatile dell’acqua, come la dea Metis cui il mito rimanda. In questo nostro studio abbiamo cercato di spostare la prospettiva: multiforme e versatile Odisseo non compare mai.

Di lui raccontano gli altri: Euriclea, la nutrice fedele, Calipso, la dea che lo trattiene con sé ad Ogigia, per sette lunghi anni, Penelope che ad Itaca consuma il suo lutto nell’attesa, il padre Laerte e l’indovino Tiresia, Elena, Circe ed Achille, Anticlea la madre, sino ai meno indagati ritratti di Palamede – il grande antagonista di Odisseo, l’unico a quanto sembra capace di competere con l’eroe in intelligenza ed astuzia, e quindi per questo taciuto da Omero – e infine Autolico, il nonno materno, anch’egli appena accennato nell’Odissea ed al contrario presente in gran parte della letteratura post omerica, al fine – sembrerebbe – di esaltare la natura meno nobile dell’eroe.

Un puzzle che restituisce un ritratto multiforme, quelle tante storie simili al vero e mai del tutto autentiche, da cui continuamente si distilla un personaggio che sembra distaccarsi da quell’epoca chiara e luminosa del tempo degli eroi, per consegnarsi a noi in tutta la straordinaria modernità di un racconto in cui potersi ritrovare e tramite il quale assai spesso riflettere.    

Kairòs (6 giugno h 16.00) Due eroi. Achille e Odisseo. Questo nostro ultimo studio su Odissea muove da alcune suggestioni che a partire dalla lettura di Achille e Odisseo, la ferocia e l’inganno di Matteo Nucci, hanno guidato il nostro percorso verso una riflessione verticale sulla natura e il destino dei due grandi protagonisti di Iliade ed Odissea.

Una riflessione che intreccia molteplici elementi che accomunano e distanziano i due eroi e che a partire da biografie a tratti simili – entrambi non vorrebbero partire per Ilio, entrambi tentano di sottrarsi in qualche modo alla guerra (Achille nascosto dalla madre Teti a Sciro, Odisseo fingendosi pazzo quando gli Achei giungono ad Itaca per richiamarlo), entrambi nel segno della nostalgia e della perdita di donne che ameranno per sempre, e di figli che lasceranno bambini e che rivedranno a combattere a loro fianco ormai adulti. Elementi continui e molteplici che li accomunano e insieme li distanziano al punto da farne archetipi di due modalità del tutto contrapposte, non solo per scelte e destino ma anche perché  topos di due epoche tra loro contrarie e distanti, il tempo degli eroi, e quello degli uomini. Una distanza tutto sommato etica, morale, umana, non del tutto scevra in questa nostra lettura dalla mitizzazione di un tempo mitico, i cui canoni sembrano perdersi in quella celebre lite tra Achille e Odisseo, una manciata di versi sospesi che Omero non sviluppa, lascia intendere al lettore, perché possa riempirli di senso. La celebre lite, cantata dagli Aedi nel tempo, di cui a noi non restano che ipotesi, suggestioni, congetture.

La celebre lite che forse li vide distanti e contrari, ai due lati del campo, decidere le sorti di Ilio e come porre fine alla guerra: se attraverso l’inganno del cavallo e l’intelligenza di Odisseo,  o nella frontalità cristallina di Achille, nella lealtà e limpidezza e chiarezza di un tempo, con cui a noi l’epica continua a restituire archetipi di là dai quali non resta che il buio.

Quando i Greci dovevano appellarsi a un’entità ultima guardavano a Omero. Padre di tutte le storie.

Odissea, percorsi,
Drammaturgia e regia Alessia Oteri
Assistente alla regia Francesca Consiglio
Un progetto MetisTeatro in collaborazione con Parco Archeologico di Ostia Antica, con il Patrocinio di Municipio X Comune di Roma e UILT Unione Italiana Libero Teatro.
Con:

Sabato 5 giugno ore 10: Hypnos
Attilio Caccetta, Giorgia Cacciante, Federica Cesino, Caterina Cosentino, Fabrizio Cuomo, Fabrizio De Lieto, Alessio Di Gese, Michele Di Salvo, Paola Grasso, Debora Masci, Monica Pierucci, Antonio Orsini, Teresa Santoro, Giulia Scarani, Simonetta Serra, Liliana Zattini

ore 11.30: Nemesi
Emanuele Bracciani, Tea Brandi, Alessio Frabotta, Paolo Greco, Francesca Kropp, Andrea Mauri, Sara Mencattini, Valentina Noviello, Marina Torre

Domenica 6 giugno ore 10: Nostoi
Rossana Boscolo, Angela Carbone, Antonella Corsaro, Francesca Consiglio, Alessandro Lentini, Alice Rinalduzzi, Franco Tinto

ore 11.30: Polytropos
Rosanna Bosso, Loredana Bove, Andrea Griffa, Iacopo Landrini, Margherita Messina, Veronica Morelli, Vincenza Morelli, Rosario Murdica, Lorella Pipi, Sandro Ponzi, Len Rosich, Stefano Sartini, Monica Verde

ore 16,00: Kairòs
Sabrina Attanasio, Valentina Cacciante, Mena Di Siena, Angela Di Tuccio, Eleonora Fradani, Tiziana Mezzetti, Simone Nori, Sabrina Ottaviani, Sara Pecoraro, Antonella Pulcini, Andrea Ranieri

Sabato 19 giugno ore 10.30: Monologhi
Rossana Boscolo, Rosanna Bosso, Loredana Bove, Angela Carbone, Antonella Corsaro, Andrea Griffa, Iacopo Landrini, Sandro Ponzi, Andrea Ranieri

Domenica 20 giugno ore 10.30: Monologhi
Caterina Cosentino, Alessio Di Gese, Eleonora Fradani, Paola Grasso, Valentina Noviello, Giulia Scarani, Simonetta Serra ore 11.30: Hypnos (replica)

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