“Solo i crepuscoli sono chiaroveggenti per gli uomini. L’alba, per l’avvenire, il tramonto, per il passato.”
Così Luigi Pirandello, per bocca del mago Cotrone. Si può forse dire che il Novecento sia stato, in questo senso, un lungo crepuscolo. La stessa luce, di alba e di tramonto, bagna i testi della nostra rassegna, e i loro personaggi vivono questo interludio in altri tempi e in altri luoghi. C’è chi ne è accecato, come gli aristocratici malinconici e farseschi del Giardino dei Ciliegi, o i sovietici grotteschi del Suicida, e chi, come il Grandier de I Diavoli, ne è travolto. Sullo sfondo i mutamenti di un tempo indecifrabile, a cavallo tra due epoche: che sia lo scontro tra clero e corona (I Diavoli), la lotta di classe de La Grotta, l’ascesa e caduta dei totalitarismi rievocata in tragicomico con Romolo il Grande. C’è chi prova a rinunciare alla storia, chi cerca di combatterla, chi di assecondarla. E a lasciare il proprio segno è chi — con l’ironia di Romolo o il lirismo crudele di Caligola — ha lucidità e coraggio per affrontare il proprio tempo e interrogarne le contraddizioni.
Alla ricerca “di qualcosa che forse è folle, ma che non è di questo mondo.”
Testo di Francesco Meriano