Silens
Alessia Oteri

Silens
[Spazi, Dicotomie, Riti, Numeri, Linguaggio, Colpe, Informazione, Paure, Corpi, Congedi]
Drammaturgia e Regia Alessia Oteri
Teatro di Documenti
3 e 4 ottobre 2020

Con : Massimo Angelucci, Sabrina Attanasio, Rosanna Bosso, Loredana Bove, Giorgia Cacciante, Federica Cesino, Francesca Consiglio, Fabrizio Cuomo, Mena Di Siena, Angela Di Tuccio, Paola Grasso, Paolo Greco, Iacopo Landrini. Margherita Messina, Tiziana Mezzetti, Vincenza Morelli, Valentina Noviello, Sabrina Ottaviani, Stefano Sartini. Drammaturgia e Regia Alessia Oteri. Aiuto regia Francesca Consiglio

Foto Simone Bardi

Pandemia. Una parola che non avremmo voluto attraversare e che ancora ci attraversa. Che ci obbliga ancora quotidianamente alla sua mappatura di numeri e dati, a fare i conti con noi stessi, con le nostre risorse, che ha stravolto le nostre vite, che con la sua ferocia ci ha rubato il presente, privandoci di un’idea di futuro, per un tempo senza tempo. Anestetizzati e increduli, di fronte a un virus che per sopravvivere ha bisogno di corpi che lo accolgano, e che è reale, ci siamo interrogati sulla portata antropologica di un evento che per quanto rimosso è ancora qui. Un ospite inatteso. Indesiderato e ingombrante. Talvolta buono, talvolta insidioso. Un ospite che giova di una narrazione a seconda della parte in cui si sceglie di stare. E la vera e unica domanda che resta inevasa, è che non c’è una parte in cui stare. Perché tutte le risposte non hanno soluzione.

 

Non volevo fare uno spettacolo sul Covid.

Perché è un tema scivoloso, retorico, difficile, perché ogni racconto rischia di farsi didascalico, perché ogni direzione va a sbattere contro il presente, un presente che ha bisogno di un tempo più lungo per essere elaborato, compreso, tradotto in un altro linguaggio.
Quando a luglio abbiamo iniziato le prove non c’era un’idea precisa. C’era solo il desiderio di dare voce, intanto con il corpo, a questo terremoto che ci aveva attraversato e che se ne stava lì a premere da tutte le parti, anestetizzato nel desiderio collettivo di una rimozione forzata, mettere tutto sotto il cuscino, come se non fosse accaduto nulla, nell’attesa di un settembre salvifico che ci avrebbe affrancati tutti dal fare i conti con quello che nel frattempo ci era accaduto attorno, e dentro.

 Prendevo tempo. Cercando direzioni, alternative, provando a mettere parole, tornando indietro, ipotizzando soluzioni altre, mentre il presente premeva, anche se il mondo sembrava ballare dentro un carnevale infinito, rovesciato, una lunga vacanza senza festa.

 E allora ho lasciato che la realtà mi entrasse dentro. Ho dato voce a quelle parole che se ne stavano sospese a mezz’aria. Dimenticandomi per una volta della didascalia, della retorica, della scivolosità del momento. Perchè per costruire un’idea di futuro, è necessario comprendere e attraversare il presente.

È uno spettacolo sul Covid.
Su quello che emotivamente ci ha lasciato dentro.

Non volevo farlo.
E ovviamente l’ho fatto .

[Alessia]

Foto di scena Paolo Sasso

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