Il Teatro per adulti

Ho iniziato ad insegnare circa 12 anni fa.
Nel 2002, ottobre.
Allora ci eravamo dati – su suggerimento di una cara amica – il nome di “Aspirantinonattori”.
Perchè – diceva lei – è simpatico.
Fidandomi della sua intuizione, sposai il nome, non troppo convinta, che pure e in effetti restituiva lo spartiacque che intendevo dare : non un percorso per diventare attori ma un viaggio nel teatro e insieme un modo per guardare oltre, dall’altra parte e dentro se stessi, attraverso quella capacità del teatro di essere una forza centripeta, cultura viva e durevole nel tempo, viaggio che ha significato compiere senza conoscerne la destinazione e il termine.

L’intuizione in ogni caso
sposava la mia innata idiosincrasia
verso tutto ciò che potesse risultare non chiaro,
e sleale, e non sufficientemente definito:
Non un corso per diventare attori,
ma un viaggio, un percorso.
Sposava la mia innata idiosincrasia
e pure e in effetti – da cinque che eravamo –
si rivelò simpatico.

All’epoca – e forse ci sono ancora – c’erano altri corsi dai nomi altrettanto didascalici ed esaustivi,  teatro per amatoriali, teatro per adulti, teatro per non portati.
E in effetti, e soprattutto i primi anni vennero tanti non portati,
Poi diventammo Metis, poi diventammo adulti.
Un poco più consapevoli, e grandi.  

Ho iniziato ad insegnare per passione.

Perchè il teatro per adulti mi diede subito il ritorno di un luogo realmente libero, di relazioni e di possibilità, uno spazio assai meno contaminato del teatro cosiddetto professionale, libero nella misura in cui poteva essere libero un luogo, quel luogo, in cui poter prendersi il lusso di essere se stessi. di non soffrire le pastoie del mestiere, e talune dinamiche che specificatamente avevano allontanato me, dal mestiere, facendomi sentire non sufficientemente portata, per timidezza, carattere, idiosincrasia, lealtà, onestà,  e quant’altro.

Spazio di relazioni e di possibilità.

Quando penso a tutte queste cose, e queste cose insieme,
quando incontro colleghi che mi domandano, oggi,
a 12 anni di distanza,
quale canale di comunicazione usi,
penso ai miei ragazzi, penso che di tanti di loro conosco la storia,
e penso ad un aneddoto  tratto dalla storiografia teatrale che ho amato molto:

Ma che cos’è per Lei il Teatro? avrebbero chiesto a Silvio d’Amico:
(cfr, Andrea Camilleri, L’ombrello di Noè)
Noè è sulla barca e sta per arrivare il diluvio. Gli animali vengono fuori alla spicciolata,
a due,a tre, a quattro, e Noè cerca di proteggerli, mentre fuori comincia a piovere,
e lo sa che il suo ombrello è tanto indispensabile quanto inutile in quel momento,
perché comunque sarà un riparo provvisorio,
perché comunque non basterà a ripararli.
Eppure lo tiene aperto,
eppure si illude in questo modo di proteggerli.

(Per amore di studi verifico
dalla quarta di copertina che la vera storia è questa:
“Sta per scoppiare il diluvio universale
Noè  s’affretta a far entrare nell’arca una coppia
di tutti gli animali della terra. Poi comincia a piovere (…)
nella speranza di non bagnarsi si è costruito
un rudimentale ombrello.Ogni volta che sale sul ponte
apre l’ombrello.E si bagna naturalmente,
Ma l’ombrello gli ha dato in qualche modo
l’illusione di essersi riparato” cfr Andrea Camilleri, cit,)

Ecco questo per me è il teatro,
avrebbe detto d’Amico, l’ombrello di Noè.

Fare teatro per adulti è un percorso intenso, spesso tortuoso, complesso.
Perchè si può fare teatro per adulti in tanti modi
e a tanti livelli.

Con questo non vorrei dire, ma lo dico,
che oggi il cosiddetto teatro per adulti è un business come qualche anno fa fu il teatro nelle scuole.
E anche –  che il cosiddetto teatro per adulti oggi è praticato da un sacco di gente che all’epoca non si sarebbe neanche sognata di sporcarsi le mani con gli “amatoriali”.

Non vorrei dire ma lo scrivo
–  col cuore, e con cognizione –
perché ho iniziato a fare teatro a 15 anni. E oggi ne ho 44.

Se è vero che in ogni caso ci si sceglie,
che esiste un’alchimia per cui  insegnanti e allievi a un certo punto
si trovano e separano,
si confermano e si scelgono,
quanto mi sento di scrivere, e di dire,
a chi oggi mi ha chiesto
quale canale di comunicazione usi
è  di non contaminare anche questo spazio libero,
dei nostri scarti.

Perché quanto hanno da insegnarci
i nostri adulti, spesso è esattamente quell’ombrello
su cui  non abbiamo avuto il cuore
di ripararci.

Alessia