Voci
Iliade, Primo studio
Centrale Preneste 9 giugno 2019

ILIADE, cinque possibili percorsi attraverso il poema omerico nasce da un desiderio: quello di tornare alla parola antica, dopo aver affrontato – come laboratorio teatrale - molta drammaturgia contemporanea. Una montagna da scalare “Iliade”, un corpus di 24 canti che contiene in sé il principio di molte storie a venire, e che ancora si offre ai nostri occhi in tutta la sua potente bellezza. “Quando i Greci dovevano appellarsi a un'autorità ultima – scrive Roberto Calasso - non citavano testi sacri, ma Omero. Sull'Iliade si fondava la Grecia”. E molti di quegli archetipi non solo epici, eroici o letterari, ma anche e forse più strettamente antropologici, sembrano essere arrivati intatti fino a noi.

 

L’Iliade ci parla, e ci parla ancora. Ci parla attraverso una parola che è la guerra, dei vincitori e dei vinti, che è dare un senso alla vita e alla morte, che è la vergogna di perdere il proprio status e quindi la propria identità di fronte agli altri, che è permettersi di piangere, che è spostare altrove, al di fuori di sé quell’inconoscibile e oscura parte che non si riesce a illuminare se non attraverso l’intervento di un dio, che come altro da sé, agisce. Iliade sono le sospensioni, la pietas in battaglia, le lacrime degli eroi che come uomini piangono, l’identità come processo di crescita, la necessità di traghettare la finitezza dell’uomo all’interno della vita stessa, andando incontro alla morte per essere ricordati nella parola degli altri. Iliade sono le immagini, potenti. L’aristeia in battaglia, il corpo di Ettore trascinato da Achille, la Gorgone sullo scudo di Agamennone.
E poi e ancora l’Iliade è tutto ciò che accade dopo e intanto, la colpa, il ritorno.

 

[foto : Tiziano Santin]
"E allora a Diomede, figlio di Tideo, Pallade Atena infuse forza e furore perché fra tutti gli Achei lui solo si distinguesse e conquistasse la gloria. Lì, dove maggiore era il tumulto in mezzo ai troiani lo spinse nel mezzo la dea".

 

Voci, il nostro primo studio sul testo, delinea un percorso attraverso l’irrazionale presente nell’Iliade. Una suggestione che nasce dall’analisi di Eric Dodds e del suo I greci e l’irrazionale,  e che guidati da questa traccia,  abbiamo cercato nel testo: non solo interpretando ogni volta la voce del dio come una voce interna che muove l’eroe in una direzione piuttosto che un’altra, ma interpretando anche questa voce come ciò che di inconoscibile l’eroe avverte di sé, e quindi necessariamente sposta all’esterno.

[foto : Tiziano Santin]

I passaggi scelti dall’Iliade sono quelli in cui l’irrazionale si manifesta in stato di veglia o nel sonno, attraverso la voce del Dio e dell’uomoIrrazionale è la pazzia vista come un dono divino, l’influenza del mondo onirico nella vita cosciente, la concezione di peccato e colpa (propria o ereditaria), la divinazione profetica, l’impeto dionisiaco. Irrazionalità è Ate: smarrimento, momentaneo annebbiamento della coscienza, forza autodistruttiva e ossessiva, sottrazione; ma irrazionalità e anche Menos, furore guerriero, energia distruttrice, traboccamento.

[un momento dello spettacolo : la sottrazione della schiava Briseide ad Achille da parte di Agamennone ]

[Patroclo veste le armi di Achille e si batte contro i Troiani, contravvenendo al consiglio dell'amato fratello]

[FOTO DI SCENA]

foto di scena Tiziano Santin

Parole dal testo

(Il sogno di Reso)

Nera notte
Notte nera
Non dormono al campo
Né Achei né Troiani
Nera notte
Mi viene in sonno la dea
A me Reso
Mi viene in sonno Atena
Ha il volto di Diomède
Travestito di pelli
E accanto a lui Odisseo
L’ingannatore
Nera notte
Notte nera
Perché mi mandi un sogno funesto,
Atena?

Diomede travestito
di pelli;
non dormono al campo
né achei né troiani
perché Agamennone, il re
ha fatto alzare un muro a difesa,
alla spiaggia,
protegge le navi
protegge i suoi uomini,
e la bilancia ora

volge a nostro favore
e contro gli Achei
Eppure ho paura.
perché mi mandi un sogno funesto Atena
sto per morire
verranno a uccidermi Odisseo
e Diomede
qui alla mia terra
per prendersi i miei cavalli
i cavalli di Reso
il re
che venne a Troia
a difendere l’onore di  Alessandro
perché mi mandi un sogno funesto Atena
sto per morire
lo sento dai passi
di Diomede ed Odisseo
travestiti di pelli
verranno a prendermi
verranno a uccidermi
io Reso
il re
in questa notte
che è notte funesta
non dormono gli Achei
e non dormono i Troiani
ora che Zeus
ha fatto pendere il destino
di morte
da una parte e da una soltanto
quella dei greci
eppure verranno a prendermi Atena

non volge alla fine la guerra,
è la mia vita
che sta scendendo nell’ade
è questo che nel sonno vuoi dirmi
verranno a prendermi
travestiti di pelli
per rubarmi i cavalli
mentre trucideranno nel silenzio
i compagni che mi dormono accanto
ed io tredicesimo.
Tra i corpi straziati
le mani piene di sangue
si muovono Diomede e Odisseo
in questa notte nera
- che è presagio
per questo mi vieni in sonno Atena
stanno per uccidermi
è questo che vuoi dirmi
sto per morire Atena
per una guerra non mia
per un branco di cavalli
per aver risposto
a un patto leale
per l’onore di Paride
per una guerra
che non mi appartiene
sto per morire
e nel sonno
e di notte
senza onore
trucidato da Diomede
per un branco di cavalli
Io Reso,
che ero il re
che - solo -risposi a un patto leale
che –solo- venni chiamato a difendere
Ilio.
per un branco di cavalli
sto per morire
in questa nera notte
per un branco di cavalli
Atena
e per l’onore di un altro.

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